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PARTIAMO!

Ciao, sono il blog della copy!
Non sono il suo primo blog, ma ho già capito di essere speciale. Un po’ è merito mio che sono particolarmente gagliardo, un po’ è perché lei è proprio fissata con i blog, dà loro il nome e li tratta come membri della famiglia.

D’altra parte, era appena il 2003 quando ha aperto il primo!

Ok, lei aveva già 23 anni e non era esattamente un’enfant prodige, ma calcola che aveva avuto il primo PC e la prima connessione solo due anni prima – e che all’epoca i nativi digitali non avevano ancora finito le superiori.
Bene, lei quel PC lo aveva comprato per scrivere la tesi ed era convinta che ne avrebbe ammortizzato il costo (e la fatica di un’estate intera a fare la cameriera) usandolo per un sacco di cose, ma dopo un po’ iniziava ad avere dei dubbi: le avevano detto che le chat erano divertentissime, eppure ICQ e la prima sigaretta fumata di nascosto al liceo le avevano provocato la stessa reazione dubbiosa (“Ma cosa ci trova la gente? Davvero non avete di meglio da fare?”); ok, utile l’e-mail, ma il cellulare era ancora una novità sufficientemente elettrizzante per i suoi coetanei (specie se conteneva Snake).
Acquisti online: ancora non pervenuti (menomale, si sarebbe rifatta in seguito!).
Portali di informazioni e di approfondimento: interessanti, ma lei leggeva ancora un sacco di riviste cartacee e le pareva che in quella forma tutto scorresse troppo in fretta.
Film e musica (non dovrei essere io a rivelarlo, ma ormai dovremmo essere caduti in prescrizione e, Vostro Onore, senza YouTube e Spotify avrei voluto vedere voi!): qualcosina di buono riusciva a scovare di tanto in tanto, credo che proprio gli Afterhours siano stati una scoperta per cui ringraziare il caro vecchio Mulo (comunque poi i CD originali se li è comprati dal primo all’ultimo e ha anche visto tutti i concerti live che ha potuto, Vostro Onore!).
Forum: interessante scoperta! Un po’ stressanti perché infestati di marpioni e di bulle, ma prima grandiosa palestra di comunicazione digitale (e fonte di solide amicizie che durano tutt’ora).

E poi, a un certo punto, comparve proprio all’interno di un thread su uno di questi forum la parola blog, la spiegazione del nome e dell’uso racchiusa in una crasi – web + log, un diario sul web. Da lì a trovarsi ad attivare un account su Splinder non era passato molto: allora nessuna persona di buon senso avrebbe osato apparire online con il proprio nome e cognome, e infatti lei si firmava Julienne. Il blog si chiamava “Il mio angolino” e viveva alla giornata: pensieri, estratti dei libri che leggeva, racconti di vita quotidiana. Poi c’erano MySpace e le recensioni musicali, il gesto di scrivere sapendo che un momento dopo avresti avuto un pubblico a leggerti: non che questo le facesse piacere tutto il tempo, ma fu una bella prova.

Tra tentativi di progetti meglio delineati ma poi comunque abbandonati a sé stessi (il diario a quattro mani con Annalisa, l’amica ligure in Erasmus, o le memorie di una giovane prof. alle prese con ragazzini scatenati e genitori da rinchiudere), arrivano il 2009 e il blog Mix&Match, per rivendicare il diritto di parlare di moda e makeup senza sentirsi troppo frivola – inizialmente in inglese perché sì, in effetti si sentiva frivola eccome e voleva darsi un tono. E poi i blog che l’avevano ispirata erano tutti stranieri, per forza ti vuoi allineare, no?

Pochi mesi più tardi, ecco l’esercito delle fashion blogger tricolore alla conquista del front row. Irene non è mai stata alla MFW, ma in quegli anni le sue soddisfazioni se le è prese eccome: i primi eventi di LuisaViaRoma, le email e i pacchetti dalle agenzie di digital PR, gli inviti alle manifestazioni dedicate alle blogger e i blogtour, le giornaliste inviperite e quelle che sono state al passo e sono ancora a galla, anzi, sulla cresta dell’onda, perché hanno imparato a fare il loro mestiere in un modo nuovo. I social network andavano già alla grande, ma la domanda principale era ancora: “Sei un’indipendente o scrivi per un portale?”

Tra il 2013 e il 2014 Irene ha smesso di aggiornare il blog con una frequenza interessante per i motori di ricerca e le aziende, ma l’avevano già chiamata influencer in qualche occasione ed era già arrossita, perché lei, #dallaprovinciaconamore, si è sempre sentita un passo indietro rispetto alle influencer di città, quelle con i fianchi stretti e i numeri consistenti. Eppure. Eppure quel blog non lo chiude e lo ama ancora, perché tra le tante cose belle che ha portato – oltre ai treni, ai tacchi, ai bicchieri di prosecco e all’amore disperato per una Milano che non avrebbe mai scoperto se non perdendocisi dentro – c’è la consapevolezza che puoi davvero fare la differenza se non ti nascondi, se ti mostri con la tua personalità e i tuoi pensieri, con il tuo stile e le tue parole.

Dal momento in cui ha tirato fuori dall’ombra quasi 20 anni di copywriting per ristabilire le proporzioni della sua vita professionale, Irene sapeva che avrebbe avuto bisogno di me, perché un blog è ancora il modo migliore, per lei, di farsi ascoltare.

Ed eccomi qui, in tutto il mio splendore. Ho anche un nome magnifico, non trovi?

Quello non è farina del sacco di Irene, ma di Alice, una sua amica e collega.
Stai a sentire la storia: una mattina, durante una videochiamata, Irene le raccontava di quanto avrebbe voluto vivere in un luogo dove la cultura del coworking avesse preso un po’ più piede, e confessava che, non avendo fondi per aprirne uno, avrebbe cercato in tutti i modi di creare, intorno a sé, un’atmosfera di coworking virtuale, in cui i freelance potessero sempre trovare qualcuno con cui confrontarsi, ispirandosi, aiutandosi e sostenendosi a vicenda.

Alice e i suoi neuroni dallo scatto felino hanno associato all’istante coworking virtuale e copy che fa click e hanno prodotto un prodigioso Cowor-click! Non lo trovi perfetto?
Il giorno in cui Irene dovesse darsi all’imprenditoria lo troverai sull’insegna del suo coworking.

coworking virtuale

Però per il momento rimaniamo online e godiamoci questa atmosfera raccolta ma non troppo, dedicata a chi usa il web (o spera di farlo un giorno) per promuovere il proprio lavoro, a chi non è del settore marketing&comunicazione ma vorrebbe orientarsi: qui troverai concetti anche complessi spiegati in parole povere, perché quando c’è da parlare ai colleghi si possono usare anche paroloni (anche se… vabbe’!), ma se c’è da far capire si può, anzi si deve rinunciare a sfoggiare i pettorali e lucidare un set di parole precise.

La prof. di filosofia costringeva Irene a ridurre ai minimi termini concetti complessissimi provenienti da ogni epoca e latitudine, al grido di “Spiegamelo come fossi un bambino di 6 anni. Se saprai spiegarlo a lui sarò certa che tu abbia capito”. Quando è diventata un’insegnante ha capito che in effetti aveva ragione, così le è rimasto il vizio dei concetti difficili in parole semplici – e non ha intenzione di rinunciarci!

Bene, adesso ti saluto, ma presto ci rivedremo: ricordati infatti che fino a dicembre avremo un tema al mese e ci leggeremo qui il 7 e il 21. E non saremo soli! Ogni mese, nel post del 21 ci sarà un ospite… ma lo scopriremo a mano a mano che andremo avanti, non farmi svelare troppo, su!!

Grazie per aver letto fin qui, e se vorrai tornare mi troverai sempre a tua disposizione con le riflessioni che già tra una settimana inizieranno a popolarmi.

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