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C di correttezza: chi ha paura delle norme redazionali?

Questo mese capovolgiamo l’ordine dei post e per introdurre la parola del mese usiamo il post di Valeria Mangano, editor e consulente editoriale freelance che sarà capace di spiegarci perché la correttezza linguistica è anche una forma di rispetto nei confronti di chi ci legge: ci hai mai pensato? Come organizzi i tuoi testi rispecchia l’amore che nutri nei confronti dei tuoi clienti o è arrivato il momento di farlo capire meglio?

Quando si parla di correttezza e poi si aggiunge la parola “editor”, “bozza” o “redazione” le persone di solito scappano, perché a partire dalle elementari la scuola ha inculcato loro la paura della grammatica e dell’ortografia. Si pensa subito a segnacci rossi sul testo, a reprimende cattivissime e a teste che ondeggiano ripetendo “Tu non sai scrivere” o “Hai una prosa agricola”, come disse una volta la mia professoressa di italiano a un compagno di liceo.

La correttezza di un testo è, secondo la Treccani, “l’essere corretto, esatto, privo di errori”, ma esiste anche un’altra accezione della parola e ha a che fare con l’etica: “comportamento verso gli altri basato sul rispetto e la buona educazione”.

Partiamo però dal versante linguistico. Per il mondo delle redattrici e delle editor (siamo soprattutto donne, concedetemi il plurale femminile) la correttezza formale equivale soprattutto all’aderenza alle norme redazionali.

Queste sono regole che ciascuna casa editrice, testata giornalistica o anche blog si dà per uniformare i suoi testi e si aggiungono alle ovvie regole grammaticali.

Servono? Sì, perché creano ordine e rendono il testo più piacevole da leggere.

Una norma è, per esempio, quella di scrivere i titoli delle opere artistiche in corsivo. Applicando questa semplice regola si aiuta chi legge a capire subito che quel corsivo indica qualcosa di speciale.

La conseguenza più importante della correttezza (intesa anche come aderenza alle norme) è che riesce a rendere qualsiasi testo più comprensibile e chiaro.

Ed ecco, allora, che anche il secondo significato della parola “correttezza” si concretizza.

Se ci pensiamo bene, infatti, la correttezza formale dei testi di comunicazione professionale è una delle modalità tramite cui possiamo rispettare i nostri clienti. Infatti:

– facilita la comprensione;

– aiuta a stabilire rapporti basati sulla chiarezza e non sull’opacità;

– fa risparmiare tempo a tutti.

Come ottenere correttezza formale e le sue conseguenze sostanziali nella tua vita da professionista?

– Uniforma i tuoi testi: anche se hai “solo” una pagina Instagram o una newsletter stabilisci le tue norme redazionali e rispettale. Decidi, per esempio, quando usare maiuscole, minuscole, virgolette, corsivi.

– Abbi cura di ortografia e sintassi. Rileggiti sempre.

– Opta per parole semplici ed evita i tecnicismi. Se sono indispensabili, pensa di spiegarli a tua nonna, inserendo esempi dalla vita pratica.

– Usa frasi brevi, verbi nella forma attiva, evita le doppie negazioni.

– Cerca di usare un linguaggio inclusivo.

– Persegui la trasparenza mentre comunichi ciò che puoi far ottenere al cliente e cosa invece è fuori dal tuo controllo. Un cliente avvisato è più consapevole e alla fine pure più contento.

Non so se ti ho convinto ma dato che sono piccoli accorgimenti che semplificano la vita, direi che provarli non costa nulla. Perché non decidere di dedicare un po’ di tempo ed energie a questo aspetto del nostro lavoro?

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